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Le Origini

Nel nome di Eternità

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Distanti, ma salde nella loro origine, Avus e Sodalis impiegarono la loro energia per originare un luogo fisico e definito sul quale plasmarsi. Nacquero allora i quattro elementi, retti ognuno dalla potenza di una titanica figura. Il manto impenetrabile di una di queste, Maghn’os, si rivelò essere il punto di un nuovo principio: sferzato dai cicloni di Oxhid’us, attorno a esso si generò l’atmosfera adatta a che il temibile fuoco di Thal’os potesse riscaldarlo e modellarlo. Infine, l’intero corpo celeste così creato fu temprato dalle onde di Sider’is, nella quale si concluse l’origine dei quattro elementi.

I quattro Titani si attribuirono il titolo di Primordiali, termine nel quale l’accezione della loro importanza trovò compimento. Quel luogo, ove i quattro elementi trovarono la loro perfetta fusione, voluto da Avus e Sodalis e ancor più fortemente da Eternità, venne definito ‘Azura’.

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Tratto dal prologo de "Il Kyls'Ahr - Il Figlio dei Cieli"

Il Quinto Primordiale

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quando i Primordiali dipartirono, Azura s’incupì: ogni elemento in quella natura selvaggia s’infuriò, schiavo di un potere che nessuno aveva previsto. Nessuno, nemmeno Eternità.

Plasmatasi come l’ombra di ogni cosa, nascosta agli occhi dei Primordiali stessi, l’energia della creazione aveva originato qualcosa di intangibile, ma di tanto reale da scatenare le ire di Azura: era nato Huran’us, la Primordiale Tempesta, un’entità generata dallo stesso potere della creazione, uno scorrere infinito dello stesso sangue dei Primordiali. Un fratello, o meglio, un figlio dei quattro elementi. Un’energia giovane, privata del calore di chi nemmeno si era accorto della sua esistenza, troppo stanchi o impegnati nella contemplazione mistica della natura di cui si erano forgiati.

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Tratto dal prologo de "Il Kyls'Ahr - Il Figlio dei Cieli"

Il Frutto dell'Odio

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L’anelito di Avus e Sodalis, come un eco perso attraverso le spire del tempo ma incredibilmente vivo, impresse nelle carni delle Neo Razze un imperativo: un crescente desiderio di voler esaltare l’una o l’altra sfera di ciò che presto avrebbe assunto l’identità di bene e male. Le stirpi della luce pregarono Avus di donare loro una figura da seguire, così come i popoli delle tenebre chiesero a Sodalis di indicare loro un tetro campione. La purezza divenne Exerya, mentre l’occulto assunse l’identità di Threma.

Fu allora, quando fortezze gutturali furono avvolte nell’assalto della luce e leggiadri palazzi inghiottiti da gorghi di disperazione, che Huran’us iniziò a cibarsi di una essenza diversa dalle quattro elementali che lo alimentavano. Così come la creazione gli aveva porto quattro fonti distinte e inesauribili dalle quali trarre sostanza, l’odio nascente tra bene e male gli conferì la completezza necessaria per divenire il più potente tra i Primordiali. L’energia innocente di cui Huran’us era composto si corruppe, sporcata dall’odio. L’astio divenne il sacrilego vincolo che lo legò ad Azura e a Shantia, una prospera landa dove la natura dei Titani era viva.

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Tratto dal prologo de "Il Kyls'Ahr - Il Figlio dei Cieli"

Il Presente minacciato dal passato.

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Shantia in pericolo

A millenni dal conflitto che vide Huran'us fronteggiare l'esercito dei propri ascendenti, le terre di Shantia stanno per saggiare nuovamente l'oscurità primeva. 

Gli umani, riuniti sotto la casata imperiale di Smeralda, vivono ignari la spensieratezza del domani: non solo il loro destino, tuttavia, è in serio pericolo. 

Anche le stirpi naniche di Uhria e quella eldenica di Manto Verde dovranno presto affrontare il dilagare arcano delle tenebre.

Fitte ombre si muovono a Sud, mentre un'esplosione di luce a Nord, nel piccolo villaggio di Glace pare essere l'unico bagliore a volerle sfidare.